Mura, Bastioni e Ponte de Pria
 
Mura Romane
Non è chiaro il tracciato delle fortificazioni della Tarvisium romana. Il Municipium sorgeva comunque sull'isola formata da Botteniga e Sile e le sue mura dovevano dunque svilupparsi lungo tali corsi d'acqua.
Alla fine dell'Ottocento gli scavi effettuali nelle vicinanze del ponte di San Chiliano, in Via Antonio Canova, avevano portato alla luce dei resti identificati da Luigi Bailo come fortificazioni di età romana, forse un accesso al centro abitato.
Anche il toponimo di via Cornarotta (forse da cornua rupta, in riferimento al fatto che rompeva la regolarità dei decumani in corrispondenza del perimetro quadrangolare) può confermare tale ipotesi.
Mura trecentesche
Nel corso del XIV secolo Treviso si era dotata di alte mura merlate ed era collegata con i borghi e la campagna grazie a dodici o tredici porte: san Teonisto, Callimana, Santi Quaranta, Santa Bona, Santa Cristina, San Bartolomeo, Sant'Agostino (o San Tommaso), Santa Maria Maggiore, San Paolo, Santa Margherita, Altinia e del Terraio.
Le mura, realizzate in mattoni cotti, senza riparo esterno e senza alcun sostegno interno, erano pensate per resistere alle tecniche di assalto medievali: testuggini catapulte, arieti. Nel corso degli anni però, le numerose costruzioni addossate alle mura e le borgate esterne, facile riparo ad eventuali attaccanti, avevano in parte intaccato la funzionalità di tale sistema difensivo.
Sistema difensivo del cinquecento
Dopo la sconfitta di Agnadello nella battaglia di Gera d'Adda chiamata anche della Ghirradadda.
Venezia si affrettò a fortificare le più importanti città della terraferma. Tra le quali Treviso.
Il progetto fu affidato, dal consiglio dei Dieci, al frate francescano Giovanni Giocondo (Verona 1433 circa, Roma 1 Luglio,1515).
Tra il 1509 e il 1518 furono demoliti le mura medievali, i borghi e tutti gli altri edifici che si trovavano all'esterno o nelle immediate vicinanze della cinta muraria (si può citare l'esempio dell'antico santuario di Santa Maria Maggiore): si passò così da una struttura urbana con uno sviluppo a raggiera in corrispondenza delle arterie che si allontanavano dal centro, ad un impianto murario poligonale che traccia il limite invalicabile delle attività edilizie.
Oltre la cinta muraria si estendeva una spianata priva di case a alberi. Le nuove mura furono costruite a terrapieno, rivestito all'esterno da una spessa muraglia in laterizio, più economico e facile da usare rispetto alla pietra, ma anche più elastico per resistere meglio all'artiglieria.
Ponte de Pria
Il Ponte de Pria o Ponte di Pietra è un ponte sul Botteniga (è un fiume di risorgiva- una sorgente di acqua dolce e di origine naturale- nella Pianura veneta-friulana) che collega Viale Frà Giocondo a Viale Burchiellati.
Il ponte è di massiccia costruzione e sotto le sue basse arcate il Botteniga entra in città per dividersi in tre rami: Cagnan Grande, Canale dei Buranelli e Roggia.
Si pensa che l'idea del ponte venga da Giovanni Giocondo o Giovanni Monsignori, architetto ed ingegnere militare italiano e frate domenicano.
Il Ponte de Pria fu ricostruito al tempo dei “podestà” i quali furono a capo del governo cittadino dal 1176 fino all’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866.